U sapuni i casa

U sapuni i casa

U sapuni i casa
Un tempo, nelle case delle famiglie reggine vi erano delle usanze tramandate da generazioni, veri rituali a cui partecipavano non solo la famiglia ma anche il vicinato, come ad esempio fare il sapone in casa “U sapuni i casa”.
Erano soprattutto le comari, le donne del vicinato ad avere molta destrezza nel preparare esternamente
un recipiente di metallo “a caddara” ponendolo sopra un treppiedi sotto il quale si accendeva un bel fuoco.
Di solito per “Caddare” venivano usati contenitori metallici che servivano per conservare l’olio.
Prima di iniziare le operazioni per fare il sapone si benediceva la “caddara” buttando dentro sale marino e pronunciando la frase “Patri , Figghiu e Spiritu Santu u poti crisciri n’atru tantu”.
Si procedeva ponendo all’interno della Caddara grasso di maiale, olio fritto filtrato e olio di oliva.
Si faceva bollire il tutto aggiungendo soda caustica, chiamata “a Potassa” precedentemente sciolta in acqua fredda. Durante l’ebollizione si mescolava in continuazione con un bastone di legno finchè il processo di saponificazione si completasse.
Molti usavano aggiungere bergamotto o agrumi con lo scopo di rendere il sapone profumato.
Finalmente poi il sapone assumeva un colore chiaro, la magia era avvenuta.
Il composto si faceva raffreddare e a solidificazione avvenuta si procedeva tagliando a pezzi il sapone.
Venica spesso utilizzato per lavare i panni alla fiumara, ma il suo potere pulente lo rendeva idoneo anche su superfici lavabili.
Ancora oggi viene prodotto in alcune famiglie legate a certe tradizioni.
L’uso del Sapone fatto in casa per detergere la pelle è indicatissimo.
Il procedimento produttivo, con la soda caustica, infatti, avvia il processo di saponificazione che rende quindi il composto un vero e proprio detergente.

Spesso, inoltre, il sapone può essere indicato per detergere pelli delicate, o in caso di disturbi cutanei, come la psoriasi.

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